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LA FANTASTICA VITA DI UN SOGNO

...Siamo la luna che muove le maree, cambieremo il mondo con le nostre idee...

silvia cerrato

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April 08

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ERO  E  LEANDRO

Le città di Sesto ed Abido, che sorgevano una di fronte all'altra sulle due opposte rive dell'Ellesponto, erano separate da un breve braccio di mare. Ora, a pochi passi da Sesto si trovava una torre nella quale viveva in solitudine la bellissima Ero, sacerdotessa consacrata ad Afrodite; essa, nella sua verecondia, rifuggiva tutte le tentazioni cui pure avrebbe potuto condurla il fiore della sua giovinezza, evitando di partecipare alle danze dei coetanei o di trattenersi in conversazioni con altre ragazze. Ma neppure così potè schivare gli strali dell'amore.

Giunse infatti il giorno della grande festa che si celebrava a Sesto in onore di Adone ed Afrodite, cui convennero in gran folla non solo genti dalle città vicine, ma anche dalle isole egee e da Cipro, dalla Tessaglia e dalla Frigia, dal Libano e dalla Fenicia. Anche la vergine Ero mosse verso il tempio della dea, irradiando grazia dal volto: le sue membra sembravano un prato di rose. Mentr'ella incedeva silenziosa per compiere i sacrifici in onore degl'immortali, molti giovani s'infiammarono a rimirarla, desiderandola come compagna di letto. Ma uno, Leandro, nativo di Abido, non trattenne la fiamma del petto: colto dapprima da stupore, poi da audacia, poi da tremore e vergogna, poi ancora da audacia, stupì del bellissimo aspetto e, tra la calca, si fece più vicino alla ragazza, cercandone lo sguardo con sguardo che implorava amore: ed Ero, per la prima volta, gioì della propria bellezza, anch'ella volgendo più volte gli occhi sul suo tacito ammiratore. Sul far della sera il giovane ruppe finalmente gli indugi e, favorito dalla scarsa luce, non visto la trasse in disparte; quindi raccolse il coraggio e le chiese di mantenere quanto gli occhi avevano già promesso. Straniero, rispose la ragazza arrossendo di vergogna, davvero nuovo è per me il turbamento del cuore che mi desti, ma noi non possiamo accostarci apertamente a sante nozze, perché questo non piace ai genitori miei. Essi vollero che io, abitando con una sola ancella davanti alla riva ondosa, avessi per casa una torre famosa e per solo vicino il mare. Nulla di buono è possibile per noi. Allora Leandro le ribattè: O fanciulla, per amor tuo varcherò anche il mare furioso, quand'anche ribollisse come per un gran fuoco e l'onda non fosse navigabile; per giungere al premio del tuo letto non temo violenta tempesta, né il risonante fragore del mare. Ogni notte io, rugiadoso consorte, venendo a te attraverserò a nuoto l'Ellesponto: non lungi infatti, di fronte alla tua città, io abito il castello di Abido. Ti prego solo di accendere una lampada sull'eccelsa tua torre, affinché faccia da stella al mio solitario cammino. Così essi stabilirono di unirsi in occulte nozze: al calar delle tenebre, Ero esponeva una lampada alla sommità della torre; alla vista di quella luce Leandro, che stava in attesa al castello di Abido, si tuffava in acqua per raggiungere l'amata. La notte allestiva loro le nozze, né mai l'aurora sorprese lo sposo Leandro nel ben noto letto; egli nuotava di nuovo verso il popolo dell'opposta Abido, ancora insaziato. Ed Ero, di nascosto ai genitori suoi, sacerdotessa di giorno, era sposa la notte.

Ma breve tempo durò la loro vita, né a lungo gioirono delle rose di Afrodite. Giungeva infatti la stagione poco adatta ai naviganti, quando il nocchiero traeva la nera nave sull'asciutta terra e schivava il mare procelloso e malfido.  Benché sempre più difficile riuscisse al nuotatore l'approdo all'amata riva, i giovani non si rassegnavano a starsene divisi: né Ero smetteva di accendere la fiaccola, né Leandro di sfidare i flutti. Una notte, mentre tutti i venti fischiavano minacciosi avventandosi sul mare, e già l'onda si sollevava sull'onda, e il mare si mescolava al cielo, il misero Leandro, tra gorghi implacabili, più volte pregò la marina Afrodite, più volte lo stesso dominatore del mare, Poseidone: ma nessuno gli diede soccorso. Gran copia d'acqua gli scorreva giù per la gola, e bevve suo malgrado fiotti di salso mare; finché un crudele vento spense insieme l'infida lampada e la vita dell'imprudente Leandro.

Ero aspettava insonne nell'alcova; l'affanno del petto le toglieva il respiro. Venne l'aurora, e non vedeva ancora lo sposo. Da ogni parte spingeva l'occhio sull'ampio dorso del mare, nel caso che in qualche luogo lo scorgesse, smarrito per la luce spenta. Ma quando, proprio ai piedi della torre, vide il corpo del consorte lacerato dagli scogli, senza vita, stracciatasi sul petto la bella veste si lanciò a capofitto per condividerne la sorte. E gioirono l'uno dell'altra per l'ultima volta. 

 

January 08

noooooooooooooooooooooooooooo

nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!! seconda prova greco!!! non è giusto c'è qualcuno lì sù che mi vuole male!!!
nn passerò mai la seconda prova, in greco sono un frana!!!
Perplesso Triste Arrabbiato 

con te, io

bambolina in una sfera di cristallo nera protetta e nn sfiorata dalla tua mano....
January 03

la pecorella e il cervo

Una volta una pecorella con la testa sempre nei suoi sogni si allontanò dal gregge, le capitava spesso ma poi ritrovava sempre la strada per tornare dalle altre pecore; questa volta però si ritrovò in un bosco e ancora non sapeva che quell'avvenimento le avrebbe cambiato per sempre la vita.
ancora smarrita iniziò a conoscere gli abitanti di quel bosco , molti dei quali arrivata la stagione invernale andavano alla ricerca di un posto migliore, altri andavano via per necessità (la pecorella credeva che facessero bene ma non si accorgeva che quello era il suo paradiso!), ma tutti facevano ritorno l'estate. così, rimasti in pochi nel bosco, la pecorella iniziò a giocare sempre più spesso con un maestoso cervo e a volte si chiedeva come mai un animale così sontuoso trovasse piacevole la sua compagnia, ma mai nessuna risposta.
il cervo era più grande e più forte della povera pecorella e la coinvolgeva ogni volta in giochi sempre più pericolosi,l ma lei, che ormai si fidava ciecamente del suo amico, lo seguiva sempre e ovunque entusiasta. un giorno il cervo, forse senza volerlo, la coinvolse NEL GIOCO più pericoloso di tutti e la pecorella si ferì gravemente, tanto che la cicatrice le rimase per sempre impressa nel cuore, ma nonostante ciò continuò a stare al fianco del suo amico cervo sempre entusiasta, per sempre.....
FINE...
December 23

finalmente il mio blog!!!

evvai!
 finalemente riesco a riaprire il mio blog, riesco ad inserire un intervento!!!
wow!!!!!!